Architettura delle relazioni (straordinarie) al VIII Summit Italiano di Architettura dell’Informazione

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A distanza di una settimana eccoci a raccontare, finalmente, la bellissima esperienza del VIII Summit Italiano dell’Architettura dell’Informazione organizzato da Architecta. Il summit è stato caratterizzato dall’energia e passione pervasiva degli speaker e dei mentors, dall’ineccepibile organizzazione ed efficienza degli organizzatori e dall’entusiasmo e interesse dei partecipanti ovvero professionisti e docenti dal background diverso, web design, content management passando per la user experience e la comunicazione. “Architettura delle relazioni – Dalla rete come collegamento alla rete come condivisione” era il tema del Summit: tema che oltre ad essere stato trattato nei vari workshop e panel, è stato anche l’elemento peculiare dei due giorni dell’evento, caratterizzato proprio dalla capacità di stimolare relazioni e connessioni tra tutti i partecipanti, dall’apertura e disponbilità delle persone coinvolte e dalla voglia di parlare, scambiarsi idee e intessere relazioni.
Nella prima giornata la nostra designer Valeria ha partecipato al workshop tenuto da Stelio Verzera con l’aiuto di Claudia Pellicori e Andrea Bandera di Cocoon Projects: 3 ore di full immersion nel mondo del LEGO SERIOUS PLAY abbinato all’uso del Value Proposition Canvas con l’intento di esplorare nuovi modi per identificare e capire i bisogni dell’utente. Nel pomeriggio due guru dell’architettura dell’informazione, Luca Rosati Andrea Resmini, si sono dati il cambio, tra vini e racconti di figlie tredicenni nell’affrontare il tema dell’eterna diatriba tra prodotto ed esperienza, tra informazione e conoscenza, tra nozione e storytelling: “UX is a process and a story, and Information Architecture is the connector”. Di particolare interesse l’intervento di Andrea che ha parlato della capacità dell’architettura delle informazioni di creare connessioni e relazioni rilevanti tra informazioni e oggetti e quindi della sua capacità di creare ecosistemi. In questa riflessione la definizione o il punto di vista di Resmini ci è sembrato molto affine con quella disciplina a noi cara, il design dei servizi. Quante volte in un processo online sorgono frustrazioni, difficoltà e problemi non perché, per esempio, il form è sbagliato o il sito non è responsive. Questo accade perché l’intera esperienza, l’intero ecosistema non è stato ben progettato e, come ha detto Resmini, “l’architettura delle informazioni è sbagliata”.
 
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La seconda giornata è stata aperta col botto da Andy Fitzgerald, interaction designer presso Frog Design a Seattle che ha incentrato il suo intervento sul concetto di web ed ecologia, sulla necessità di costruire nuove mappe, nuovi modi per comprendere e dare senso ad un sistema in continuo cambiamento e nuove per azioni per creare nuovi modi per orientarsi.
A seguire un contributo da un mondo completamente diverso: Eugenio Menichella, Technical Manager di EVS Broadcast Equipment  ha trattato il magico mondo del broadcast televisivo e del calcio. Durante una partita di calcio vengono girati circa 27 ore di video di cui viene utilizzato solo il 10%. Eugenio ci ha spiegato come sfruttare l’opportunità di utilizzo di questi contenuti per creare nuove esperienze utente. Un esempio? Il nuovo sistema Uphoria creato da Cisco per lo stadio del Kansas City Sporting grazie ai contenuti di EVS. Successivamente Dino Amenduni dell’agenzia di comunicazione Proforma ci ha parlato di comunicazione politica e poco dopo sono salite sul palco Eva Bandelli e Sara Bruno, colleghe in FASTWEB, per raccontare il percorso di co-design e co-progettazione che hanno avviato e seguito con l’obiettivo di sviluppare e ampliare l’intranet aziendale su piattaforma mobile, coinvolgendo più di 300 persone tra interviste, card sorting e barcamp.
A raccontare la bellissima esperienza di Impact Hub Siracusa e del fare innovazione sociale al Sud ci ha pensato Vincenzo di Maria, service designer e innovatore sociale “seriale” che ha spiegato come, combinando gli elementi “tipici” del design come l’empatia, la creatività, la capacità di relazione, visioni e strategia, Impact Hub Siracusa stia diventando un luogo (di persone prima che uno spazio) catalizzatore di reti professionali e agente di cambiamento sociale. Alberta Soranzo, Direttore UX presso Friday, ha concluso la giornata raccontando le “esperienze ai confini della rete”, il difficile rapporto tra le esperienze digitali e reali, e le difficoltà che esistono nell’integrazione dei due mondi. Alberta ha affrontato il “last mile problem”, un concetto tipico delle reti di telecomunicazioni che può essere utilizzato come metafora anche per quel che riguarda le esperienze utente. Si è parlato molto di tecnologia Beacon e della sua capacità di “chiudere il cerchio” tra l’esperienza online e l’esperienza offline, ma anche dei suoi svantaggi come la sicurezza e l’invasività.
Con l’ultima presentazione e la chiusura delle attività del Summit la giornata non è finita: alcuni irriducibili hanno continuato a parlare di architettura delle informazioni (e oltre) alle Officine Patelli grazie a quei bravi ragazzi di UX Bookclub Romagna e grazie all’intervento di Andrea Resmini che ha condiviso la sua esperienza nel “costruire spazi con l’informazione” (per un report della serata vi consigliamo questo post  di Andrea De Carolis qui).

 

Immagini tratte dai canali social di Architecta.